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Le 10 parole chiave che aiutano a capire la fotografia

Ecco quali sono i 10 termini che bisogna conoscere per arrivare preparati ad affrontare la fotografia e decidere con più sicurezza per l’acquisto di un nuovo apparecchio fotografico

La fotografia è una delle forme di arte e di comunicazione più utilizzate della storia recente. La tecnologia non ha depotenziato la fotografia ma, anzi, ha fornito nuovi strumenti per riuscire a manifestare la creatività attraverso le immagini. Oggi la fotografia è affidata a dispositivi diversi tra loro che condividono concetti inscindibili dall’attività fotografica accompagnati da quelli più recenti introdotti dalle nuove tecnologie . Ecco quali sono le 10 parole chiave che possono aiutare a destreggiarsi per capire meglio cosa indicano le caratteristiche tecniche dei dispositivi fotografici , permettendo anche acquisti più consapevoli e basati sulle proprie necessità.

1. LUNGHEZZA FOCALE

I millimetri per scegliere la scena da immortalare

Quando si parla di lunghezza focale ci si riferisce a una caratteristica specifica di un obiettivo fotografico. Dal punto di vista tecnico, la lunghezza focale è la misura in millimetri che separa una lente dal piano focale . Un obiettivo fotografico è composto al suo interno da più gruppi di lenti, quindi la distanza viene misurata non a partire da una singola lente ma dal centro ottico di questo gruppo di lenti, che di solito coincide con la posizione del diaframma dell’ottica. Il piano focale è, invece, la superficie sulla quale viene proiettata l’immagine che attraversa il gruppo di lenti dell’obiettivo. Nella vecchia fotografia analogica a pellicola, il piano focale era la pellicola stessa; nella fotografia digitale il piano focale è il sensore d’immagine che ha preso il posto della pellicola tradizionale . Dal punto di vista dell’utilizzo fotografico concreto, un obiettivo con una focale molto lunga , misurata in millimetri, equivale a un’ottica in grado di riprendere soggetti molto lontani o di separare la messa a fuoco del soggetto principale da quella dello sfondo . In quest’ultimo caso si avrà il soggetto perfettamente nitido e a fuoco mentre lo sfondo apparirà sfocato, creando il tipico effetto creativo che prende il nome di “bokeh”. Al contrario, una lunghezza focale corta riesce a contenere nell’immagine una porzione più ampia del soggetto ed è un tipo di focale ottima per la fotografia paesaggistica .

 

2. DIAFRAMMA

L’iride fotografica che si apre alla luce

Con il termine diaframma si intende il dispositivo meccanico posto all’interno dell’obiettivo fotografico , molto simile all’iride umana, che può aprirsi o chiudersi gradualmente regolando le lamelle di cui è composto per fare entrare più o meno luce all’interno della macchina fotografica e quindi sul sensore d’immagine. Per caratterizzare e distinguere gli obiettivi si usa non solo la lunghezza focale in millimetri, ma anche il valore di apertura massima del diaframma, indicato dal simbolo “f/*” o “F*” (al posto dell’asterisco c’è un numero). Più il valore indicato da questo rapporto è basso (F1.4, per esempio), più l’obiettivo è in grado di fare entrare luce all’interno della fotocamera e quindi sul sensore. Al contrario, più il valore del rapporto è alto (F11, per esempio), meno luce raggiungerà il sensore d’immagine. Il valore di diaframma indicato per gli obiettivi è quello di apertura massima, ma di solito le ottiche possono regolare l’apertura del diaframma a seconda delle scelte del fotografo , che potrà quindi ridurre l’ingresso della luce per uno scatto al mare, dove la luminosità è già tanta, o aumentarlo per recuperare tutta la luce necessaria in uno scatto durante una giornata uggiosa.  L’apertura del diaframma regola anche la profondità di campo di una scena : più il diaframma è aperto (per esempio F1.4) minore sarà la profondità di campo; di contro, più il diaframma è chiuso (per esempio F11) maggiore sarà la profondità di campo e saranno anche di più i soggetti della scena posti a distanze diverse messi a fuoco contemporaneamente.

3. TEMPO DI SCATTO

Ogni foto ha bisogno del suo tempo… in frazioni di secondo

Il tempo di scatto è il tempo durante il quale l’otturatore di una macchina fotografica resterà aperto per consentire alla luce di raggiungere il sensore d’immagine . Nelle fotocamere è espresso in frazioni di secondo : un tempo di scatto elevato come 1/1000 (che si legge “un millesimo") è adatto a fotografare un movimento rapidissimo, per esempio un’azione sportiva. Un tempo di scatto basso come 1/60 (che si legge “un sessantesimo”) potrebbe essere utile per scatti più tranquilli o nel caso si voglia lasciare aperto l’otturatore per più tempo in modo da fare arrivare più luce sul sensore se si sta fotografando in un ambiente in penombra. Solitamente, il valore di apertura del diaframma e il tempo di scatto scelti vanno a braccetto. Se si vuole immortalare l’azione di uno sportivo si sceglierà un tempo di scatto elevato, per esempio 1/1000;  questo valore indica che l’otturatore sarà aperto per pochissimo tempo facendo arrivare anche meno luce sul sensore. La foto finale potrebbe essere quindi buia. Scegliendo un diaframma molto aperto (per esempio, F1,4) si potrebbe dunque recuperare la luce che l’alta velocità dell’otturatore scelta non ha permesso di fare entrare. Tuttavia, con un’apertura così elevata del diaframma la profondità di campo sarà minore, quindi alcune parti dello sportivo ripreso potrebbero non essere a fuoco.

4. ISO

La sensibilità del sensore corretta per la luce giusta

Il termine ISO si riferisce all’inglese International Organization for Standardization, l’organizzazione mondiale per le norme tecniche da cui deriva la determinazione di questo valore numerico. In una fotocamera digitale, il valore di ISO è un numero che indica la sensibilità alla luce del sensore d’immagine . Più il valore di ISO è alto e più la sensibilità alla luce del sensore sarà elevata . Sarà quindi possibile scattare foto anche in condizioni di scarsa luminosità laddove la regolazione dell’apertura del diaframma e il tempo di scatto non saranno sufficienti a fare entrare la giusta quantità di luce per ottenere una corretta esposizione dell’immagine. Tecnicamente, nella fotografia digitale il valore di ISO moltiplica il segnale luminoso prima della conversione da analogico a digitale . Il suo effetto è lineare, questo significa che un ISO 200 moltiplica il segnale luminoso per 2 , ISO 400 per 4, ecc. Si può arrivare anche a ISO altissimi, per esempio 102.400, ma in questo caso il segnale è moltiplicato dopo la conversione in digitale. Ai tempi della pellicola i valori di ISO scambiavano la maggiore sensibilità per un aumento della granulosità della foto; nella fotografia digitale, al crescere dei valori di ISO e quindi della sensibilità, aumenterà il rumore nell’immagine , sarà cioè presente nella foto una sorta di granulosità di tipo digitale.

5. MEGAPIXEL
I milioni di pixel che diventano la fotografia finale

In fotografia, con il termine Megapixel (abbreviato in MP) viene indicato il numero di pixel di cui è composto il sensore d’immagine di una macchina fotografica . Un sensore da 24 MP ha quindi 24 milioni di pixel sulla sua superficie. Ogni pixel ha sulla sua cima una microlente che dirige la luce in arrivo dall’obiettivo verso un fotodiodo. Attraversando filtri di colore rossi, verdi e blu, i pixel danno vita alla replica digitale dell’immagine reale e dei suoi colori.  Un sensore con un grande valore in megapixel è in grado di garantire una risoluzione migliore dell’immagine perché ha a disposizione più pixel per replicare l’immagine reale inquadrata dall’obiettivo . Avendo un’immagine composta da più pixel è più facile ritagliare parti della stessa senza perdere troppo in risoluzione finale ed è possibile anche stampare fotografie di dimensioni maggiori perché saranno di più le informazioni catturate dai milioni di pixel del sensore d’immagine.

6. DIMENSIONE DEL SENSORE

Le grandezze dei sensori al servizio della fotografia

Non bisogna confondere il valore in Megapixel di un sensore d’immagine con la sua dimensione fisica. La dimensione del sensore si riferisce alla sua grandezza in centimetri o anche in pollici . Nelle macchine fotografiche digitali le dimensioni dei sensori più diffuse sono tre: full frame, APS-C e Micro4:3 (micro quattro terzi).  Il sensore full frame , cioè a pieno formato, ha una dimensione che si avvicina alla tradizionale pellicola da 35 mm : è di 36 x 24 mm e ha un formato di aspetto di 3:2.  Il sensore APS-C , acronimo dell’inglese Advanced Photo System type-C, è circa 1,5 volte più piccolo di un sensore full frame e il suo formato di aspetto è 3:2;  esistono APS-C di diverse dimensioni che possono andare da un rapporto di 1,3 volte fino a 1,7 volte più piccolo di un sensore a pieno formato. Il sensore Micro4:3 è stato creato da Olympus e Panasonic ed è diventato uno standard: misura 18 x 13,5 mm e ha un formato di aspetto di 4:3 . La scelta della dimensione del sensore incide sul costo finale della macchina fotografica; è determinato dalle necessità di ingombro ed è guidato di solito dal tipo di fotografia che si vuole realizzare. Sebbene il mercato sia in costante movimento, le macchine fotografiche con sensore full frame sono più costose e abbracciano più spesso soluzioni dedicate al professionismo. Le macchine con sensori APS-C sono generalmente più leggere e incontrano più facilmente anche la fascia media del mercato. Le fotocamere con sensori Micro4:3 hanno dimensioni contenute ma possono soddisfare anche le esigenze dei professionisti.

7. LENTI INTERCAMBIABILI
Perché limitarsi a un solo obiettivo fotografico?

Così come per la fotografia a pellicola, anche in quella digitale si hanno sistemi a lenti intercambiabili che permettono di montare sullo stesso corpo macchina obiettivi diversi a seconda dello scatto che si intende realizzare . Al di là delle macchine appartenenti al consorzio Micro4:3, le macchine fotografiche di ogni marca hanno un attacco proprietario per gli obiettivi . Per esempio, non è possibile montare un obiettivo con attacco E-Mount Sony su una macchina fotografica Canon che invece ha un attacco RF. Alcuni produttori terzi di obiettivi, tuttavia, sono in grado di mettere sul mercato la stessa lente intercambiabile con un attacco diverso a seconda del sistema fotografico a cui sarà abbinata; ci potrà quindi essere un 50 mm F1.8 con attacco E-Mount ma anche lo stesso 50 mm F1.8 disponibile con attacco RF.

8. STABILIZZAZIONE
L’aiuto che dà stabilità al fotografo e nitidezza alle immagini

La stabilizzazione di immagine è un aiuto meccanico o digitale che permette agli scatti o ai video di non subire le vibrazioni e le oscillazioni causate, per esempio, dal movimento del fotografo. La stabilizzazione meccanica può essere interna al corpo macchina, conosciuta di solito con il termine inglese IBIS (In-Body Image Stabilization), o anche inserita negli obiettivi fotografici e chiamata spesso OIS (Optical Image Stabilization). Le macchine fotografiche possono prevedere anche una stabilizzazione digitale: l’assorbimento delle vibrazioni non viene affidato a un movimento meccanico che rende stabile il sensore rispetto all’obiettivo, ma viene usata una parte dei pixel del sensore per simulare un sistema antivibrazione. La stabilizzazione dell’immagine è utile soprattutto nell’utilizzo di obiettivi con una lunghezza focale elevata che producono naturalmente delle vibrazioni nella scena da fotografare .

9. MONITOR LCD
Una finestra multiuso sulla scena da fotografare

Le macchine fotografiche digitali, che siano mirrorless, DSLR o compatte, dispongono di monitor LCD posteriori che consentono non solo di mostrare i dati e le funzioni utili allo scatto ma anche di mostrare un’anteprima della scena da fotografare o l’immagine ottenuta a scatto concluso . Recentemente i monitor LCD posteriori stanno ricevendo nuove abilità: sono diventati touch , proprio come quelli degli smartphone, in modo da poter ricevere i comandi anche attraverso i tocchi del fotografo sullo schermo; in alcuni modelli di macchine fotografiche sono mobili e possono ruotare anche fino a 180° per permettere di scattare selfie o registrare vlog con più comodità.

10. SCHEDE DI MEMORIA
I contenitori digitali delle nostre foto

Se nelle macchine fotografiche digitali il sensore d’immagine svolge di fatto il ruolo di pellicola, le schede di memoria si prendono quello del rullino. Una scheda di memoria è una memoria di massa in forma di piccola scheda che si inserisce all’interno della macchina fotografica e che memorizza permanentemente gli scatti effettuati . Le foto possono essere cancellate in qualsiasi momento attraverso i menù della fotocamera. Oggi la maggior parte delle macchine fotografiche, ma anche delle action cam, fa uso delle schede di tipo Secure Digital , chiamate più comunemente “schede SD”. Alcune macchine di tipo professionale utilizzano anche schede CFexpress. Quando si acquista una macchina fotografica è molto importante capire quale tipo di schede di memoria supporti.  La sigla SDHC identifica le schede Secure Digital High Capacity che hanno una capienza che va dai 4 GB ai 32 GB, invece  SDXC sta per Secure Digital Extended Capacity e comprende le schede che vanno dai 64 GB ai 2 TB di capienza . Accanto a queste sigle è indicato anche un numero romano “I” o “II”, che indica la velocità del bus delle schede:  le UHS-II sono più veloci delle UHS-I  e e il tipo di bus utilizzato è un'informazione solitamente indicata nelle specifiche delle fotocamere. Per velocità del bus si intende la rapidità con cui i dati vengono trasferiti da e verso la scheda di memoria . Si può intendere il bus come la larghezza massima di una strada: più è grande e più dati possono viaggiare su di essa.